RECENSIONE: Il ritorno dei barbari di Jakub J. Grygiel

I barbari sono tornati. Gruppi di ridotte dimensioni, assai mobili e senza riferimento fisso di uno Stato non sono più confinati nel passato, sono una realtà quasi quotidiana: talebani, Al-Qaeda, ISIS.

Di fronte a questa minaccia “non statale”, diffusa e a bassa intensità, l’autore analizza il passato: dall’Impero romano, di fronte alla sfide ai confini del Reno e del Danubio, alla Russia minacciata dai popoli delle steppe, per passare poi ai Comanche e agli Stati Uniti dell’Ottocento.

Jakub J. Grygiel mostra come tali gruppi abbiano costituito un problema peculiare e di lunga durata, difficilmente risolvibile con una guerra o con un trattato diplomatico, spesso sottovalutato dal potere centrale monopolizzatore della forza.

Per aver successo e non soccombere, gli Stati furono spesso costretti a modificare le proprie strutture interne, attribuendo maggiori poteri e responsabilità alle comunità più direttamente colpite dalla minaccia barbarica, trasformando i cittadini da “consumatori di sicurezza” a “fornitori di sicurezza”.

Il futuro è quindi quello di una sorta di “sussidiarietà della sicurezza”? Una domanda a cui l’opera cerca di rispondere per quelle che sono “nuove minacce” con un passato plurisecolare.

Disponibile presso la biblioteca del Centro Eirene.

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