Nel 1800 solo il 3 per cento della popolazione mondiale viveva nelle città, ma nel 2000 questa percentuale era salita a quasi il 50 per cento, e nel 2030 arriverà al 60 per cento.
Se a ciò aggiungiamo che questa impennata sarà ancora più evidente nelle nazioni con il più elevato incremento demografico, quindi in Africa e Asia, con conseguente aumento di ghetti, baraccopoli, periferie degradate, campi profughi, si giunge ad una sola conclusione: i combattimenti in ambiente urbano rischiano di diventare più frequenti di quelli in campo aperto.
Ciò significherà non solo un coinvolgimento diretto della popolazione civile, ma anche l’impiego di mezzi diversi da quelli delle armi, quali l’impatto di come tali conflitti saranno comunicati, dell’azione diplomatica, dell’intervento di organizzazioni non governative.
Il volume percorre i vari casi di episodi bellici condotti in ambiente urbano, partendo da Stalingrado per passare da Seul (1950) e Huè (1968), sino ad arrivare alla praticamente contemporanee battaglie di Groznyj in Cecenia, di Jenin in Palestina e Ramadi in Iraq.
Un percorso che evidenzia come le classiche tattiche militari attuate per il controllo di ambienti urbani sono solo parte di un più complesso intervento, fatto di relazioni con la popolazione, controllo del territorio, ripresa della normale vita “urbana”.
Disponibile presso la biblioteca del Centro Eirene.

L’Italia, in particolare il Nord, è generalmente ritenuto un teatro secondario della Guerra dei Trenta Anni, che devastò l’intera Europa.
Il 1943 fu l’anno horribilis della Wehrmacht. La sconfitta in Tunisia, lo sbarco alleato in Sicilia, la battaglia di Kursk, l’avanzata sovietica a Orel e, infine, lo sbarco a Salerno, furono eventi che segnalarono l’impossibilità, per le forze armate naziste, di vincere la guerra.
Ezio è una delle figure più importanti della storia del tardo Impero Romano e le sue azioni hanno contribuito a mantenere l’integrità dell’Occidente negli anni del declino. Prima della sua carriera ai vertici dell’esercito romano, fu un semplice ostaggio tra i goti di Alarico e poi con Rua, re degli Unni: ciò gli consente di “studiare all’estero”, imparando a conoscere punti di forza e debolezze di questi popoli,ad apprendere le loro tattiche militari (da lui poi utilizzate in oltre venti anni di campagne), a capire le possibilità di allearsi ora ad una ora all’altra coalizione di tribù “barbare”.