RECENSIONE: UOMINI SOTTO IL FUOCO DI S.L.A. MARSHALL

Durante il secondo conflitto mondiale, i vertici militari statunitensi si presero la briga di “studiare” quello che stava accadendo nei reparti che combattevano dall’Europa agli sperduti atolli del Pacifico.

L’autore di questo saggio fu incaricato di portare a termine una di queste ricerche. Intervistò migliaia di GI e di ufficiali per rispondere a due domande non semplici: che cosa accadeva a un reparto quando si trovava in combattimento? E che cosa era mancato nell’addestramento del reparto perché fosse adeguatamente preparato a sopportare un ambiente ostile come quello di un combattimento “tattico”?

S.L.A. Marshall è una figura discussa, sia per essersi fregiato di titoli che non gli spettavano (dichiarò di essere stato il più giovane ufficiale statunitense nominato sul campo durante la Prima guerra mondiale), sia per essersi letteralmente inventato i dati statistici su quello che definì il “quoziente di fuoco”.

Nonostante ciò, la sua opera, a oltre settant’anni dalla prima pubblicazione, è un’analisi lucida delle condizioni in cui si viene a trovare il militare di fanteria durante un combattimento, ricca di suggerimenti concreti per preparare i combattenti con un adeguato addestramento.

Un’analisi utile, non solamente per il giovane ufficiale, ma anche per chiunque, nella vita civile, debba guidare e comandare un gruppo di donne e di uomini, affinché raggiungano un obiettivo o vincano una competizione.

Disponibile presso la biblioteca del Centro Eirene.

RECENSIONE: Epidemie e guerre che hanno cambiato il corso della storia di Gastone Breccia e Andrea Frediani

Che accade quando il Cavaliere Rosso galoppa a fianco del Cavaliere Pallido?

Leggendo quest’opera è quasi naturale fare riferimento all’Apocalisse e ai suoi quattro cavalieri, dove il Cavaliere Rosso, armato di spada, rappresenta violenza e stragi, mentre il Cavaliere Pallido, sul suo destriero verdastro, è simbolo di epidemie.

Nonostante l’argomento, si tratta di un saggio che si fa leggere senza difficoltà, percorrendo, dal IV secolo a. C. sino al 1920, la stretta interrelazione tra conflitti militari ed epidemie.

Il lettore potrà scoprire da un lato come il fenomeno epidemico (o pandemico) sia strettamente connesso a un modello economico e sociale “globalizzato”, sin dai tempi di Pericle e Tucidide.

Una globalizzazione che genera conflitti militari, che a loro volta sono pesantemente influenzati nel loro svolgimento dal fattore epidemico, anche se ciò viene spesso sottovalutato o nascosto: basti pensare che durante l’epidemia di spagnola l’esercito statunitense perse cinquantamila uomini in combattimento, nelle trincee europee, ma oltre cinquantasettemila perirono di malattia, in buona parte appunto di febbre spagnola.

Disponibile presso la biblioteca del Centro Eirene.

RECENSIONE: Guerra e pace in Europa: 1648-1763 di Massimo Gori

Poco più di un secolo, ma che secolo!

Sono i decenni di D’Artagnan, di Richelieu e Mazzarino, del Re Sole e di Maria Teresa d’Austria, nonché de “l’uomo di Berlino”, ovvero Federico il Grande.

Un secolo di guerre, intervallate da brevi periodi di pace, guerre che finivano a favore di colui che aveva l’ultimo quattrino da spendere.

E, sullo sfondo di tutto ciò, la lotta per il predominio sull’Europa di due grandi dinastie, gli Asburgo e i Borbone, un conflitto combattuto sui campi di battaglia ma anche con matrimoni tra casate che celavano sottili calcoli politici.

La Guerra dei sette anni pareva aver concluso questi 115 anni tumultuosi, tutto pareva aver trovato un suo equilibrio…. pochi anni dopo, la Rivoluzione francese avrebbe smentito questo lieto fine.

Disponibile presso la biblioteca del Centro Eirene.

RECENSIONE: Guerra all’ISIS di Gastone Breccia

Anno 2016. Un docente di storia bizantina si catapulta per venti giorni nei territori abitati dai curdi, il popolo senza uno Stato, per comprendere come contrastano il rampante Stato Islamico e come è mutato il modo di combattere la piccola guerra, ossia la guerriglia.

Un testo che, sebbene scritto anni fa, ci aiuta a comprendere la complessità dei conflitti in atto nel Medio Oriente, l’intreccio tra conflitto religioso, aspirazioni nazionali, ragioni economiche, diverse concezioni dello Stato e dello stesso vivere quotidiano.

Non aspettatevi risposte definitive… neppure l’autore le ha trovate.

Disponibile presso la biblioteca del Centro Eirene.

RECENSIONE: Hitler e l’Islam nella Seconda guerra mondiale di David Motadel

Furono decine di migliaia i credenti musulmani che combatterono nei reparti della Wehrmacht e delle Waffen SS, spesso in unità appositamente create per accogliere questa tipologia di militari.

È uno dei risultati di una delle più grandi campagne propagandistiche messe in atto da un paese occidentale per far schierare al proprio fianco quello che veniva ritenuto un insieme religioso e culturale omogeneo, che spaziava dal bacino del Don all’India, passando per il Medio Oriente.

Il volume analizza nel dettaglio questo aspetto poco conosciuto del secondo conflitto mondiale, che costituisce una tappa del rapporto delle grandi potenze con l’Islam, utile a comprendere quello che accade nel nostro oggi.

Disponibile presso la biblioteca del Centro Eirene.

RECENSIONE: La guerra gallica di Markus Schauer

Se vi aspettate che questo testo sia una rilettura storico militare del De Bello Gallico, ebbene cercate un altro libro da leggere e da consultare.

Oggetto dell’opera è dimostrare che Cesare si sia conquistato la sua fama militare non solo con la spada impugnata in otto anni di feroci combattimenti, in quello che attualmente è il territorio di Francia e Benelux, ma anche con la penna.

Con un’accurata analisi in primo luogo filologica e stilistica, supportata da considerazioni storiche, militari e politiche, l’autore vuole dimostrare che con il De Bello Gallico ci troviamo di fronte a una messinscena letteraria, in cui Cesare celebra se stesso come comandante di successo, aspetto fondamentale per raggiungere i suoi obiettivi politici in quel di Roma… ma questa è un’altra storia e un altro “De Bello”…

Disponibile presso la biblioteca del Centro Eirene.

RECENSIONE: L’Italia al fronte del caos (LIMES)

Ed. Febbraio 2021

Non ne siamo ancora consapevoli, ma da qualche tempo confiniamo con “Caoslandia”, dall’altra parte della nostra frontiera marittima meridionale.

Questo numero di Limes è dedicato a tale frontiera del nostro paese, dopo che anche lo Stretto di Sicilia è scivolato fra le aree critiche del Mar Mediterraneo. In questo spazio di competizione geopolitica, decisivo per la nostra sicurezza e il nostro benessere, il principale cambiamento dell’ultimo anno è l’insediamento di grandi potenze sulla “quarta sponda” libica: Russia in Cirenaica e Turchia in Tripolitania.

Mosca e Ankara hanno profittato della crisi degli Stati Uniti e del loro relativo disinteresse verso il fu Mare Nostrum per guadagnare postazioni e influenza, sbarcando in Nord Africa con l’intento di restarvi.

L’Italia torna a confinare con i “cattivi”, ma non ne pare essere consapevole, continuando a cullarsi nell’illusione di essere in qualche modo garantita, se non protetta, dagli Stati Uniti.

Uno scenario che comporta delle minacce, ma anche delle opportunità, sempre che si abbia l’intelligenza e la preveggenza di vegliare sul confine con Caoslandia, garantendoci non solo delle responsabilità ma soprattutto un ruolo potenziale nell’area.

Tenendo presente che nella Costituzione italiana si afferma di ripudiare la guerra, ma che i competitori esteri non sono affatto vincolati al rispetto della nostra carta.

Disponibile presso la biblioteca del Centro Eirene.

RECENSIONE: Missione fallita. La sconfitta dell’Occidente in Afghanistan di Gastone Breccia

La rovina non sta nell’errore che commetti, ma con la scusa con cui cerchi di nasconderlo.

E’ questo aforisma che riassume l’opera di Gastone Breccia dedicata all’intervento militare, prima USA, poi NATO, poi ONU, in Afghanistan, la terra che è stata la “tomba degli imperi” da Alessandro Magno in poi.

Una disamina precisa, lucida e senza sconti alla caterva di errori strategici, politici e poi militari, commessi dall’occidente all’indomani dell’11 settembre.

Errori commessi dai governi e dalle opinioni pubbliche occidentali, alla ricerca dell’unicorno della “guerra senza perdite”, e pagata con il sangue e la sofferenza dei civili afghani, dei militari delle truppe e milizie “locali e spendibili”, oltre che di non pochi militari occidentali.

Non aspettatevi un’opera scritta da un “pacifista”… Gastone Breccia non lo è, bensì appartiene a una categoria di analisti e giornalisti rari: quelli dotati di capacità di fare inchiesta e, soprattutto, di onestà intellettuale.

Disponibile presso la biblioteca del Centro Eirene.

RECENSIONE: Il ritorno dei barbari di Jakub J. Grygiel

I barbari sono tornati. Gruppi di ridotte dimensioni, assai mobili e senza riferimento fisso di uno Stato non sono più confinati nel passato, sono una realtà quasi quotidiana: talebani, Al-Qaeda, ISIS.

Di fronte a questa minaccia “non statale”, diffusa e a bassa intensità, l’autore analizza il passato: dall’Impero romano, di fronte alla sfide ai confini del Reno e del Danubio, alla Russia minacciata dai popoli delle steppe, per passare poi ai Comanche e agli Stati Uniti dell’Ottocento.

Jakub J. Grygiel mostra come tali gruppi abbiano costituito un problema peculiare e di lunga durata, difficilmente risolvibile con una guerra o con un trattato diplomatico, spesso sottovalutato dal potere centrale monopolizzatore della forza.

Per aver successo e non soccombere, gli Stati furono spesso costretti a modificare le proprie strutture interne, attribuendo maggiori poteri e responsabilità alle comunità più direttamente colpite dalla minaccia barbarica, trasformando i cittadini da “consumatori di sicurezza” a “fornitori di sicurezza”.

Il futuro è quindi quello di una sorta di “sussidiarietà della sicurezza”? Una domanda a cui l’opera cerca di rispondere per quelle che sono “nuove minacce” con un passato plurisecolare.

Disponibile presso la biblioteca del Centro Eirene.

RECENSIONE: Le avventure della lira di Carlo M. Cipolla

La storia della lira inizia dalla libbra romana, una misura di peso equivalente a circa 325 grammi. Fu la riforma di Carlo Magno a trasformarla in unità del sistema monetale, anche se la moneta di quei tempi era il denaro: le zecche ricevevano una libbra d’argento e dovevano ricavarne 240 denari.

Insomma, la lira inizia la sua vita “da moneta” in modo virtuale, e impiegherà alcuni secoli per diventare qualcosa che si tocca e che si mette in tasca.

Se poi aggiungiamo che in questo lungo periodo temporale di fatto esistevano due sistemi monetari differenti, la “moneta piccola” e la “moneta grossa”, si può dire che ci fosse molta confusione.

Percorrere questa confusione, rintracciarne i fili, sotto l’esperta guida di Cipolla, non solo è interessante, ma ci permette anche di fare alcuni paralleli storici decisamente attuali: siamo o non siamo nell’era di un’altra moneta virtuale, benché elettronica; e lo stesso euro non ha un qualcosa di virtuale, essendo moneta di uno Stato che non c’è?

Disponibile presso la biblioteca del Centro Eirene.