Raramente la prefazione di un libro occupa più spazio del testo originale. È il caso di questa opera, e dà l’idea della complessità e ricchezza dell’autore, Liddell Hart. Benché si tratti di un breve saggio scritto negli anni trenta, la sua contemporaneità è affascinante: l’autore stigmatizza la stupidità della guerra (come da lui vissuta direttamente nelle trincee francesi della prima guerra mondiale) e prova ad indicare modi e logiche diverse per condurre un conflitto armato, evitando gli inutili massacri a cui aveva direttamente assistito: forse un obiettivo utopico, certamente le “soluzioni” indicate appaiono oggi in parte per lo meno balzane.
Rimane il fatto di uno sforzo intellettuale tendente ad un solo obiettivo: evitare che il conflitto armato si risolva in un massacro senza scopo e privo di risultati.

Questo non è un testo per tutti.
Liddel Hart è considerato uno dei maggiori innovatori strategici del novecento, non a caso definito “Il capitano che insegnava ai generali”.
L’avvento di Macron all’Eliseo ha portato cambiamenti significativi nell’Unione Europea, come anche nei rapporti Italia – Francia.
Un numero monografico di LIMES dedicato al Bel Paese, alle sue contraddizioni (geopolitiche ma non solo), ma soprattutto alle sue potenzialità a livello internazionale, potenzialità spesso non sfruttate.
Un libro sconvolgente, sia per la testimonianza che porta su quanto accadde negli infami anni del nazismo, mai abbastanza conosciuti, sia per il punto di vista dell’autrice che offre visioni inedite, almeno per me, sulla situazione politica europea e, in particolare, italiana. Andrebbe letto soprattutto in questi confusi tempi in cui lo stesso titolo “La banalità del male” è diventato uno slogan e un modo di dire appunto “banale”, pronunciato in larga parte senza grandi consapevolezze. Sconvolgenti anche alcune visioni anticipatorie di possibili scenari futuri, non troppo lontani, in cui alcune perverse, quanto “normali”, riproposizioni di crudeli crimini su vasta scala potrebbero avverarsi.